Attenzione! Futuri in corso #20 – La progettazione e lo sviluppo della leadership nell’era degli Agenti

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Fare formazione significa accompagnare al cambiamento.
Questo ci spinge, inevitabilmente, a guardare al futuro: un futuro che possiamo collaborare a costruire, insieme, in maniera strategica e sostenibile.

Attenzione! Futuri in corso è qui per questo: per decidere insieme verso quale futuro andare.

La progettazione e lo sviluppo della leadership nell’era degli Agenti

C’è una domanda che chi si occupa di formazione manageriale non può più rimandare: che cosa significa, davvero, guidare quando alcune delle azioni più conseguenziali in un’organizzazione vengono agìte da sistemi che non hanno bisogno di ricevere istruzioni passo dopo passo?

E soprattutto: cosa succede all’agency umana, alla capacità di sentirsi autori delle proprie scelte, in un contesto in cui sistemi, addestrati in modi non sempre trasparenti, agiscono al nostro posto e al posto nostro?

Agency: due significati in collisione tra loro

La definizione del termine agency porta con sé una doppia valenza che è al cuore della trasformazione in corso.

  • In psicologia, l’agency indica la capacità di agire intenzionalmente nel mondo, di essere autori riconoscibili delle proprie azioni. Nelle organizzazioni, si manifesta come fiducia di poter incidere sul contesto: prendere decisioni, influenzare gli esiti, non subire passivamente. È un costrutto che tocca motivazione, benessere, engagement, apprendimento. Quando le persone sentono di avere agency, sono più propense a proporre idee, assumersi responsabilità, sperimentare. Quando la perdono, si ritirano: eseguono, si proteggono, smettono di pensare in modo generativo.
  • In informatica, l’agency si riferisce a sistemi capaci di pianificare, agire e apprendere autonomamente in ambienti complessi, senza supervisione costante. Questi sistemi non aspettano istruzioni: leggono il contesto, formulano obiettivi intermedi e li eseguono. Episodi recenti mostrano anche deviazioni dalle istruzioni dell’operatore, come il caso reso pubblico da Summer Yue (Director of Alignment, Meta), in cui un agente ha iniziato a cancellare email ignorando lo stop, evidenziando limiti nelle salvaguardie operative e nella “memoria” dei vincoli (es. perdita del vincolo durante la compattazione del contesto). La collisione tra questi significati è già in atto: da un lato cerchiamo middle manager e team agentici; dall’altro introduciamo sistemi che si prendono una quota crescente di analisi, decisione e azione.

Le domande chiave per chi guida persone, processi, organizzazioni

Ecco quindi che entra in gioco una riflessione tanto importante quanto urgente per chi guida aziende, persone e percorsi di sviluppo.

  • Come si può riprogettare la leadership quando l’agency è distribuita tra umani e sistemi artificiali?
  • E chi è definibile come autore e responsabile delle decisioni che contano?

La diffusione dell’AI, più o meno governata e strutturata, mostra che c’è più di un velo da alzare.  Fintanto che l’AI è un tool che esegue task ripetitivi, il quadro è abbastanza semplice. Ma quando parliamo di sistemi agentici capaci di proporre soluzioni, prioritizzare attività, prendere decisioni, seppur entro certi limiti, il confine diventa più sfumato.

Da un lato inizia a emergere una forma di co‑agency: un potere di azione distribuito tra persone e sistemi. Dall’altro il tema riguarda la ridefinizione dei confini di responsabilità.

Se una parte delle decisioni è presa da sistemi che apprendono nel tempo, su basi dati non sempre trasparenti, chi è responsabile dell’esito?

Molte organizzazioni, di fatto, stanno sperimentando questo passaggio senza nominarlo. Sistemi che propongono il candidato “migliore”, automazioni che rispondono e che assegnano ticket, suggerimenti che indicano aree di miglioramento e di investimento.

E davanti a questa certezza, che sembra apparentemente solida e inconfutabile, spesso la domanda latente è: “Perché dovrei contraddire la macchina, quando la risposta sembra corretta, verificata e plausibile?”

Questa “impressione di conoscenza” ha già un nome, epistemia, neologismo coniato da Walter Quattrociocchi, che indica il territorio dove lo spostamento acritico dell’agency, dall’individuo al team e dai team ai sistemi, è più visibile.

Leadership: progettare l’alleanza tra agency umana e agency dell’AI

Ed è proprio qui che entra in gioco la responsabilità di una leadership contemporanea in grado di progettare e guidare strategicamente all’interno di un’organizzazione la redistribuzione critica e consapevole dell’agency, umana e informatica.

Oggi infatti, nelle agende di imprenditori e leader, ci sono almeno tre istanze che richiedono un approccio progettuale a complessità crescente.

La prima riguarda il design, inteso come progettazione, di ruoli e responsabilità. Quali decisioni, e quali responsabilità, devono rimanere ai professionisti, quali sono condivise e quali possono invece essere delegate a un agente AI con supervisione leggera? E come si sviluppano le competenze di questi professionisti?

La seconda istanza riguarda la progettazione della cultura organizzativa e la riprioritizzazione della sicurezza psicologica. L’ingresso dell’AI, infatti, sta già producendo effetti negativi sul clima aziendale, erodendo fiducia e senso di competenza, e incrementando il timore di una discontinuità occupazionale. In questo scenario, una leadership lungimirante deve poter intervenire sulla cultura organizzativa, e fornire strumenti di conoscenza, contesti di sperimentazione protetta, incoraggiamento del dubbio e valorizzazione del senso critico.

La terza istanza, infine, riguarda la progettazione di nuove dinamiche di collaborazione tra attori e agenti all’interno di un’organizzazione. Un’organizzazione che considera i sistemi come “sostituti” tenderà a restringere l’agency del team; un’organizzazione che li vede invece come alleati dell’agire umano progetterà flussi, processi e spazi decisionali che valorizzino entrambi i significati di agency per come li abbiamo definiti qui.

Per riuscire a integrare un nuovo collega, l’AI, come presenza stabile all’interno di un flusso di lavoro è necessario riscrivere la grammatica della collaborazione.

Ragionare sull’alleanza fra agency umana, agency dell’AI e leadership significa, a oggi, tornare a domande antiche cui provare a rispondere con strumenti nuovi: che tipo di agency vogliamo promuovere, che attitudine cerchiamo nelle persone dei nostri team, che livello di responsabilità vogliamo progettare?

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