L’Otto alla PARI #15 – Parità a tempo pieno: cosa fare quando il part-time diventa un limite

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A IVL ci occupiamo di futuro: e un futuro equo e sostenibile è l’unico possibile!

L’8 marzo 2025 si è concluso il Progetto PARI, un’esperienza arricchente che abbiamo avuto il privilegio di condividere con tantissime persone.

Qui, a IVL, crediamo che il cambiamento culturale sia un processo collettivo, e che creare un mondo più equo e sostenibile sia una responsabilità condivisa: sappiamo che la strada è lunga, ma abbiamo voglia di percorrerla insieme a voi.

Perché in Italia, il gender pay gap è ufficialmente del 10%, e perché questo dato è solo la punta dell’iceberg.

Quello del gender pay gap è un fenomeno stratificato e complesso, influenzato da molteplici fattori che si intrecciano tra loro, e il cui superamento richiede un impegno concreto e continuo.
Crediamo sia necessario dare voce ai dati e alle storie che li raccontano, parlare di giusta retribuzione e di buona occupazione e, soprattutto, crediamo sia necessario continuare a farlo.

Per questo, L’Otto alla PARI continua: sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI!

Oggi, vi parliamo di genitorialità, tempo e lavoro, e di pratiche a portata di PMI per aumentare il benessere organizzativo.

Il tempo è una questione di giustizia retributiva

Lavorare meno ore non dovrebbe significare avere meno diritti: eppure, per molte donne in Italia, è ancora così.
Il part-time continua a essere una delle cause più silenziose ma persistenti del gender pay gap. Soprattutto quando non è una scelta.

Se vogliamo costruire un mercato del lavoro più giusto, inclusivo e sostenibile, uno spunto interessante si trova proprio qui: nel modo in cui il tempo viene distribuito, riconosciuto e valorizzato.

Il part-time è spesso visto come uno strumento di conciliazione, ma troppo spesso si trasforma in una costrizione silenziosa: perché è un compromesso imposto dalla mancanza di servizi, dal peso del lavoro di cura, da organizzazioni che non lasciano spazio ad altre possibilità.

Quando il tempo diventa un vincolo e non una scelta, non c’è vera parità.

E se ti dicessimo che un altro modo è possibile – e che è sostenibile?

Il part-time non scelto: un moltiplicatore invisibile del gender pay gap

In Italia, più di 2 milioni di persone lavorano part-time senza averlo scelto davvero.
Tra queste, oltre il 70% sono donne.

Ricorrere al part-time involontario è spesso la risposta più immediata a un’esigenza concreta: quella di gestire il lavoro e la famiglia.
Ma ciò che sembra una soluzione, nel tempo diventa un limite, perché chi lavora part-time ha meno accesso alla formazione, alla crescita, ai ruoli di responsabilità.
E, soprattutto, guadagna meno: oggi, le lavoratrici part-time italiane percepiscono in media tra 580 e 760 euro al mese.

Il gender pay gap, infatti, non nasce solo da differenze di stipendio “a parità di mansione”.
Nasce anche (e soprattutto) da differenze di accesso al tempo retribuito, alle opportunità, al riconoscimento.

Molte lavoratrici part-time sono impiegate in settori dove le retribuzioni sono più basse, le tutele minori e le possibilità di carriera limitate: ambiti fondamentali per la collettività, ma che vengono raramente valorizzati sul piano economico.

Il risultato? Un sistema che continua a relegare le donne ai margini, anche quando lavorano.
E un mondo del lavoro che perde talenti, motivazione, diversità.

Buone pratiche a portata di PMI

Cambiare è possibile, e le PMI hanno un potenziale enorme per essere le protagoniste di questo cambiamento, per innovare la propria organizzazione in chiave inclusiva.

Ecco alcune azioni concrete:
1. Rendere il part-time una scelta consapevole

Ragionare insieme sul tempo di lavoro può davvero fare la differenza.
Quando il part-time nasce da un confronto aperto e da possibilità reali di scelta e di rientro, può diventare uno strumento di equilibrio, e non un freno.

2. Garantire pari accesso a percorsi di crescita

Il valore delle persone si misura nella competenza, nell’affidabilità, nella capacità di contribuire e di crescere nel proprio ruolo, e non unicamente nelle ore lavorate.
Per questo è importante consentire l’accesso a formazione, avanzamento di carriera e responsabilità a tutte e tutti.

3. Leggere i dati con attenzione

Monitorare la distribuzione del part-time, dei ruoli e delle carriere con una prospettiva di genere aiuta a riconoscere disuguaglianze silenziose e a costruire risposte più giuste.

4. Promuovere una cultura che valorizza il tempo e la cura

Normalizzare il dialogo su genitorialità, benessere e tempi di vita contribuisce a costruire ambienti di lavoro inclusivi.
Rendere visibili questi temi può aprire strade nuove, in cui il lavoro e la vita si sostengono a vicenda.

In conclusione: piccole scelte, grandi impatti

Il part-time può essere uno strumento di equilibrio, ma solo se è scelto, e se non esclude.
Quando invece è imposto, quando non lascia vie d’uscita, diventa una trappola che rafforza il divario di genere.

Le PMI hanno oggi un’opportunità reale: mettere il tempo al centro, e con esso le persone.
E non servono grandi budget. Servono ascolto, visione, responsabilità condivisa.

Perché la parità comincia anche da qui: da come riconosciamo e valorizziamo il tempo di chi lavora.

Ci vediamo il mese prossimo!

Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.

Stay tuned!

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