L’Otto alla PARI #18 – Parità organizzativa e PMI: la check-list di settembre che fa la differenza

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A IVL ci occupiamo di futuro: e un futuro equo e sostenibile è l’unico possibile!

L’8 marzo 2025 si è concluso il Progetto PARI, un’esperienza arricchente che abbiamo avuto il privilegio di condividere con tantissime persone.

Qui, a IVL, crediamo che il cambiamento culturale sia un processo collettivo, e che creare un mondo più equo e sostenibile sia una responsabilità condivisa: sappiamo che la strada è lunga, ma abbiamo voglia di percorrerla insieme a voi.

Perché in Italia, il gender pay gap è ufficialmente del 10%, e perché questo dato è solo la punta dell’iceberg.

Quello del gender pay gap è un fenomeno stratificato e complesso, influenzato da molteplici fattori che si intrecciano tra loro, e il cui superamento richiede un impegno concreto e continuo.
Crediamo sia necessario dare voce ai dati e alle storie che li raccontano, parlare di giusta retribuzione e di buona occupazione e, soprattutto, crediamo sia necessario continuare a farlo.

Per questo, L’Otto alla PARI continua: sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI!

Questo mese, abbiamo preparato una check-list  per PMI inclusive: 5 azioni concrete per ridurre il gender pay gap e promuovere la parità di genere al lavoro.

Settembre è il mese dei rientri, delle agende che si riempiono e delle nuove priorità da pianificare. Per le PMI, significa anche fare il punto su ciò che ha funzionato e su ciò che si può migliorare.
È un tempo prezioso, perché permette di ripartire con lo sguardo rivolto al futuro.

Ma c’è una domanda che vale la pena porsi, oggi più che mai:
quanto è paritaria la nostra azienda?

Parlare di parità di genere nelle piccole e medie imprese non è un esercizio teorico, ma una scelta concreta che tocca la vita delle persone e la sostenibilità delle organizzazioni.
Significa riconoscere che le differenze – di genere, di età, di esperienza – non sono un ostacolo, ma una risorsa. E che costruire un ambiente di lavoro equo e accessibile porta benefici tangibili in termini di produttività, fidelizzazione e reputazione.

Per questo, abbiamo pensato a una check-list di settembre, un piccolo strumento per accompagnare le imprese in questo percorso.
Cinque azioni semplici, ma dal grande potenziale trasformativo.

 

La check-list di settembre: 5 azioni concrete per PMI inclusive

1.  Monitorare il gender pay gap interno
Ogni percorso di cambiamento parte dai dati: spesso le disuguaglianze non sono visibili a colpo d’occhio, ma si nascondono nei numeri: retribuzioni, scatti di carriera, tipologie contrattuali.
Raccogliere e analizzare questi dati con una lente di genere non è un obbligo burocratico, ma un atto di trasparenza verso sé stessi e verso la propria comunità aziendale. Perché solo ciò che viene misurato può essere migliorato.

2.  Rivedere le policy di flessibilità

Lo abbiamo imparato negli ultimi anni: la flessibilità non è un lusso, ma una leva strategica. Significa permettere alle persone di gestire meglio il proprio tempo,  attraverso orari adattabili, part-time volontari, giornate di smart working e, allo stesso tempo, rafforzare l’organizzazione.
Un’impresa che sa accogliere le diverse esigenze diventa più resiliente, più capace di trattenere i talenti e di attrarne di nuovi.

3.  Pianificare formazione mirata
Settembre è il momento perfetto per programmare percorsi di crescita.
La formazione su leadership inclusiva, gestione dei bias inconsci, valorizzazione delle competenze di ogni persona è un investimento che plasma la cultura aziendale.
Una cultura che riconosce il valore delle persone crea coesione, senso di appartenenza e innovazione.

4.  Curare la comunicazione inclusiva
Le parole contano. Nei colloqui, negli annunci di lavoro, nei regolamenti interni, perfino nelle mail quotidiane: il linguaggio contribuisce a modellare la cultura aziendale.
Una comunicazione inclusiva non significa solo scegliere le parole giuste, ma trasmettere un messaggio chiaro: in questa organizzazione ogni persona ha spazio per crescere, senza stereotipi né barriere invisibili.

5.  Valutare l’accesso al welfare aziendale
Il welfare è uno strumento per rendere più equa la vita lavorativa.
Asili nido convenzionati, supporto alla genitorialità, servizi di benessere e salute accessibili a tuttə: anche le PMI, con soluzioni creative e partnership territoriali, possono fare molto.
Offrire queste opportunità significa sostenere chi lavora e costruire fiducia reciproca.

 

Perché conviene alle PMI

Promuovere la parità di genere non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di convenienza economica.

Le ricerche dimostrano che le imprese inclusive registrano più alti tassi di retention, una maggiore capacità di attrarre nuovi talenti e un miglioramento del clima organizzativo.
Per le PMI, questo si traduce in stabilità del personale, riduzione dei costi di turnover e maggiore produttività.

Inoltre, un ambiente di lavoro equo e inclusivo rafforza la reputazione aziendale sul territorio, creando relazioni di fiducia con clienti, fornitori e comunità locali. In altre parole: investire nella parità significa investire nella crescita sostenibile dell’impresa stessa.

Conclusione

Questa check-list non è una lista di doveri, ma un invito a guardare avanti con coraggio. Ogni PMI può diventare un laboratorio di innovazione sociale grazie alla volontà di sperimentare, di ascoltare e di imparare.

La parità non è un traguardo lontano, ma un percorso quotidiano fatto di piccoli passi.
E settembre, con la sua energia di ripartenza, è il momento giusto per iniziare.

Perché costruire un’impresa inclusiva non significa solo fare la cosa giusta. Significa fare la cosa intelligente.

Ci vediamo il mese prossimo!

Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.

Stay tuned!

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