L’Otto alla PARI #25 – Buone pratiche, storie vere e dati che fanno riflettere: quello che abbiamo imparato a Rovigo

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A IVL ci occupiamo di futuro: e un futuro equo e sostenibile è l’unico possibile!

Ogni progetto lascia un’eredità: «TRA PARI: dialoghi e azioni di parità» nasce da qui: dall’esperienza di Incroci di Genere, dal lavoro condiviso, dalle idee che hanno preso forma nel tempo.

Ripartiamo insieme, con la stessa energia e con nuove prospettive: per continuare a parlare di parità non come obiettivo lontano, ma come orizzonte possibile e quotidiano.

Perché rediamo che il cambiamento culturale sia un processo collettivo, e che creare un mondo più equo e sostenibile sia una responsabilità condivisa: sappiamo che la strada è lunga, ma abbiamo voglia di percorrerla insieme a voi.

Per questo, L’Otto alla PARI continua: sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI!

 

C’è ancora chi pensa che la parità di genere sia un costo. L’8 giugno a Rovigo abbiamo passato un pomeriggio a smontare questa idea, pezzo per pezzo. Fuori il sole di inizio giugno, dentro una sala che si è riempita di persone che avevano scelto di essere lì: imprenditrici e imprenditori, responsabili HR, consulenti, lavoratrici e lavoratori, all’evento La leadership con-vincente, in collaborazione con Confartigianato Imprese Veneto, Donne Impresa Confartigianato Polesine, Cassa di Risparmio Padova e Rovigo e la Fondazione Giacomo Brodolini. La domanda al centro era una sola: perché investire nelle pari opportunità è un vantaggio competitivo per le imprese?

Il paradosso che nessuno dovrebbe ignorare

Barbara De Micheli, coordinatrice dell’area Social Justice della Fondazione Giacomo Brodolini, ha aperto con un dato che vale la pena ripetere: in Italia le donne si laureano di più, più velocemente e con voti più alti degli uomini. Sono il 60% di chi completa gli studi nei tempi previsti; eppure, quando si guarda la partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’Italia è fanalino di coda in Europa. Quasi una donna su due non lavora. E il dato che fa più riflettere non è il numero delle disoccupate, che anzi diminuisce, ma quello delle inattive: donne che a un certo punto smettono di cercare, ed escono dal mondo del lavoro.

Questa inattività è il risultato di un sistema che non trattiene: carichi di cura non condivisi, part-time involontario come strategia di sopravvivenza, un gap retributivo che si aggira intorno al 30%; non perché a parità di ruolo le donne guadagnino meno, ma perché le donne si concentrano nei settori e nelle posizioni meno retribuiti.

E poi c’è la fuga. Le donne laureate emigrano sempre di più, dal Sud in modo particolare, dove oggi rappresentano la maggioranza dei talenti qualificati che lasciano il paese.

Stiamo perdendo le persone più preparate, ha detto De Micheli. E lo stiamo facendo sistematicamente.

Tre barriere, e cosa possiamo fare per superarle

A partire dalle stesse fondamenta, Valentina Contini, Manager Certificata per la Parità di Genere e Business & Leadership Coach, ha dato un nome preciso a quello che succede ogni giorno nelle organizzazioni.

Ha identificato tre categorie di ostacoli che bloccano le carriere femminili, e che ha visto nella sua esperienza diretta, nelle aziende in cui lavora ogni giorno.

La prima è culturale, la cosiddetta child penalty. La penalizzazione delle donne legata alla maternità, che inizia ancora prima che diventino madri: nei colloqui di lavoro, nelle promozioni mancate, nella logica per cui gli uomini vengono promossi sul potenziale mentre le donne devono prima dimostrare risultati concreti.

La seconda è strutturale: la doppia giornata. Le donne lavorano mediamente tre ore in più al giorno rispetto agli uomini in compiti di cura non retribuiti, tra figli, anziani e famiglia. Questo peso invisibile ha un costo reale: sovraccarico cognitivo, burnout, perdita di lucidità.

La terza è individuale: la sindrome dell’impostore, l’abitudine a non candidarsi se non si soddisfa il 100% dei requisiti, la difficoltà a rendere visibile il proprio contributo. Non si può vincere una lotteria senza comprare il biglietto, ha detto Contini. E il lavoro che fa con le donne in azienda parte spesso da qui, dall’aumentare il numero di quelle che almeno ci provano.

Dal problema alla leva

La parte che più ci ha convinto del pomeriggio è stata questa: nessuno dei due interventi si è fermato alla diagnosi.

De Micheli ha indicato negli strumenti normativi, come la direttiva sulla trasparenza salariale, la certificazione di parità di genere, che non sono solo obblighi di compliance, ma occasioni per mettere in trasparenza dinamiche che nelle organizzazioni restano spesso opache. La certificazione UNI/PdR 125, in particolare, costringe le imprese a guardarsi dentro: quante donne sono nei ruoli decisionali reali? Qual è il pay gap interno? Quante si candidano a posizioni superiori?

Contini ha tradotto tutto questo in azioni concrete: definire indicatori misurabili, monitorare i tassi di promozione e abbandono, attivare percorsi di mentoring e coaching, introdurre il blind screening nei processi di selezione per ridurre i bias inconsci. E promuovere la paternità, perché la parità nei carichi di cura è ancora la leva più sottovalutata di tutte.

La parità si costruisce insieme

Un pomeriggio come questo vale per quello che dice, ma soprattutto per chi lo abita.

Sul palco, accanto agli speech di De Micheli e Contini, c’erano le voci di chi la parità la vive ogni giorno nella pratica d’impresa: Veronica Bonsi, Gabriella Chiellino, Eduard Girardi e Laura Beltrami hanno portato in sala quello che nessuna ricerca riesce a restituire fino in fondo: l’esperienza concreta di chi ha incontrato ostacoli, di chi ha trovato un modo per andare avanti, di chi ha scelto di fare le cose diversamente. Voci diverse, contesti diversi, la stessa direzione. È stato il momento in cui il pomeriggio ha smesso di essere un convegno e è diventato una conversazione.

E poi c’era chi, con la propria presenza, ci ricorda che questo tema non è solo una questione culturale, ma una priorità condivisa. I saluti istituzionali di Veronica Bonsi, Presidente Donne Impresa Confartigianato Polesine e Donne Impresa Confartigianato Veneto, del Senatore Luca De Carlo, del Prefetto Franca Tancredi e dell’Assessora Dominga Milan sono il segnale che tra chi forma, chi legifera e chi governa il territorio si sta costruendo un linguaggio comune. E che quel linguaggio parla, sempre di più, di parità.

Siamo usciti da Palazzo Roncale con la sensazione che il pomeriggio avesse fatto quello che i buoni eventi sanno fare: spostare leggermente il modo in cui si guarda alle cose.

Il cambiamento culturale è un processo lungo, e lo sappiamo. Ma si costruisce anche così: una sala piena, un pomeriggio alla volta.

Grazie, a chi c’era; a presto!, a chi ci sarà la prossima volta.

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Ci vediamo il mese prossimo!

Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.

Stay tuned!

 

Il progetto è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione del Veneto

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