L’Otto alla PARI #27 – Le 7 dimensioni del benessere: una mappa per far crescere la propria attività con soddisfazione

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Ogni progetto lascia un’eredità: «TRA PARI: dialoghi e azioni di parità» nasce da qui: dall’esperienza di Incroci di Genere, dal lavoro condiviso, dalle idee che hanno preso forma nel tempo.

Ripartiamo insieme, con la stessa energia e con nuove prospettive: per continuare a parlare di parità non come obiettivo lontano, ma come orizzonte possibile e quotidiano.

Perché rediamo che il cambiamento culturale sia un processo collettivo, e che creare un mondo più equo e sostenibile sia una responsabilità condivisa: sappiamo che la strada è lunga, ma abbiamo voglia di percorrerla insieme a voi.

Per questo, L’Otto alla PARI continua: sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI!

 

Quando si parla di crescita professionale, la tentazione è quasi sempre la stessa: lavorare di più. Occupare più ore, attrarre più clienti o raggiungere più milestone, metterci più impegno.

L’esperienza di chi accompagna persone e imprese nel loro sviluppo, però, racconta un’altra storia: spesso il limite non è la quantità di lavoro, ma lo squilibrio tra le diverse aree che compongono il nostro benessere complessivo.

Già a partire dagli anni Settanta, gli studi sul benessere hanno progressivamente superato l’idea che “stare bene” coincida solo con la salute fisica.

Il modello di riferimento è quello elaborato dal Dr. Bill Hettler, co-fondatore del National Wellness Institute, che nel 1976 ha identificato sei dimensioni interdipendenti: fisica, emotiva, intellettuale, sociale, spirituale e occupazionale. Nei decenni successivi il modello è stato ampliato – in particolare dalla ricercatrice Dott.ssa Peggy Swarbrick, il cui lavoro è oggi adottato anche in ambito di salute pubblica – fino alle versioni a sette e otto dimensioni, oggi più diffuse.

Applicato al lavoro e alla costruzione di un’attività professionale, questo modello diventa una mappa applicabile a ogni persona, che si stia confrontando con un percorso di libera professione, di studio, o di impresa. Una mappa per capire dove vale la pena dirigere l’attenzione, in questo momento, per crescere in modo sostenibile, e non solo produttivo.

Le 7 dimensioni del benessere

1.      Benessere fisico Chi lavora in proprio lo sa: i confini tra tempo di lavoro e tempo di recupero tendono a sparire. Si parte presto, si finisce tardi e, in tutto questo, il riposo diventa qualcosa da rimandare a quando le cose si sistemano (che poi non si sistemano mai del tutto). Ma l’energia, il sonno e il movimento sono aspetti essenziali per una buona qualità di vita, senza i quali tutto il resto crolla.

2.      Benessere emotivo Entusiasmo, fatica, soddisfazione, frustrazione: spesso nella stessa giornata. Il benessere emotivo non chiede di eliminare le emozioni difficili ma, al contrario, di riconoscerle senza confonderle con segnali di fallimento, e senza lasciarle diventare rumore di fondo. Imparare ad ascoltarsi prima di reagire è una competenza che cambia il modo in cui si lavora, oltre che il modo in cui ci si sente.

3.      Benessere intellettuale La curiosità non è un lusso che ci si può permettere solo quando non si è sotto pressione. È quello che tiene vivo il lavoro nel tempo: la voglia di studiare, di confrontarsi, di rimettere in discussione anche le cose che funzionano. Quando smette di esserci, lo si sente: nelle giornate uguali, nella sensazione di girare a vuoto, nel gusto che cala senza una ragione precisa.

4.      Benessere sociale Le relazioni professionali, siano con clienti, colleghe o partner, si costruiscono lentamente e tornano in modi che non si riesce sempre a prevedere. Lavorare in autonomia non significa lavorare in isolamento, anche se è facile che succeda: ci si chiude per concentrarsi, e a poco a poco ci si isola. È un costo che non compare subito, ma si paga.

5.      Benessere occupazionale Vale la pena chiedersi ogni tanto se il lavoro che si fa rappresenta chi si è; ed è una domanda da porsi all’inizio, quando tutto è da costruire, ma soprattutto dopo, quando le cose sembrano andare. Sentire che quello che si fa ha senso, che è coerente con i propri valori e che valorizza davvero le proprie competenze, è spesso la differenza tra chi tiene nei momenti difficili e chi invece comincia a cedere senza capire bene perché.

6.      Benessere spirituale Questo rappresenta, non necessariamente in senso spirituale, la capacità di dare un senso più ampio al proprio impegno quotidiano: è ciò che permette di attraversare i momenti difficili senza perdere la direzione.

7.      Benessere finanziario e ambientale Un’attività stimolante, significativa, costruita con cura, ma che non genera sicurezza economica, è un’attività fragile. Lo stesso vale per il contesto in cui si lavora: lo spazio, gli strumenti, i ritmi quotidiani: sono dettagli che sembrano secondari finché non lo sono più.

Perché guardare la propria attività attraverso queste dimensioni

Il valore di questo modello non sta nell’eccellere in tutte le aree contemporaneamente: sarebbe un obiettivo irrealistico, e probabilmente un’ulteriore fonte di pressione. Sta nell’usarlo come strumento di consapevolezza: una mappa che aiuta a riconoscere, in ogni fase del proprio percorso, quale area richieda attenzione adesso.

Uno spunto concreto: se dovessi dare un voto da 1 a 10 a ciascuna delle sette dimensioni applicate alla tua attività oggi, quali due riceverebbero il punteggio più basso? È probabilmente lì che vale la pena iniziare.

Per approfondire

Hettler, B. (1976). Six Dimensions of Wellness Model. National Wellness Institute

Swarbrick, M. (2006). A Wellness Approach. Psychiatric Rehabilitation Journal, 29(4), 311–314

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Ci vediamo il mese prossimo!

Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.

Stay tuned!

 

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