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A IVL ci occupiamo di futuro: e un futuro equo e sostenibile è l’unico possibile!
Per renderlo realtà, crediamo che – tra le altre cose – sia necessario trattare di donne e lavoro, di giusta retribuzione e di buona occupazione, e soprattutto crediamo che questo debba essere un impegno concreto e continuo.
Per questo motivo, non abbiamo parlato di divario retributivo solo l’8 marzo, ma ne parleremo sempre, ogni otto del mese.
E oggi, nello specifico, parliamo del ruolo che hanno le parole nella costruzione di un mondo più paritario!
Le parole non sono mai neutrali: costruiscono, definiscono e, a volte, limitano la realtà che ci circonda.
Le parole definiscono i confini del possibile e, modificandole, possiamo allargare gli orizzonti del nostro mondo.
Decidere per un uso consapevole della lingua significa riconoscere nel linguaggio non solo uno strumento per descrivere il mondo, ma un mezzo potente per trasformarlo.
Ogni parola che utilizziamo contribuisce a consolidare o a mettere in discussione le norme sociali, le dinamiche di potere e, di conseguenza, anche i ruoli di genere.
Per un italiano più inclusivo e paritario
Le parole che usiamo possono essere discriminatorie in molti modi: dalla predominanza del maschile come forma “neutra” all’invisibilizzazione delle donne nelle professioni, fino all’uso di espressioni che rafforzano stereotipi di genere.
Già nel 1987, Alma Sabatini pubblicò il suo Il sessismo nella lingua italiana, evidenziando quanto le parole contribuiscano a mantenere squilibri di potere tra i generi.
In questo testo fondamentale, Sabatini analizza come il linguaggio italiano rifletta e rafforzi la disparità di genere, proponendo soluzioni concrete per un uso della lingua più equo e consapevole.
Sabatini critica l’uso del maschile sovraesteso per indicare gruppi misti, sottolineando come questa pratica invisibilizzi la presenza femminile nella comunicazione quotidiana e istituzionale.
Un altro punto chiave è la resistenza all’uso dei femminili professionali, come ingegnera o sindaca, che vengono spesso ridicolizzati o evitati, rafforzando l’idea che certi ruoli appartengano solo agli uomini: nominare correttamente le donne nelle professioni non è solo una questione grammaticale, ma un atto concreto che influisce sulla percezione sociale dei ruoli di genere.
Sabatini propone diverse strategie per rendere il linguaggio più inclusivo, tra cui l’uso sistematico dei femminili nelle professioni, l’alternanza di forme maschili e femminili nei documenti ufficiali e l’adozione di espressioni neutre per evitare il maschile sovraesteso.
La sua ricerca dimostra che la lingua non è un semplice strumento descrittivo, ma un mezzo di potere che può rafforzare o contrastare le disuguaglianze.
Vera Gheno, in Femminili singolari (2019), approfondisce ulteriormente il legame tra linguaggio e costruzione della realtà sociale.
L’autrice sottolinea che nominare correttamente le donne nei vari ambiti della vita pubblica non è solo una questione di precisione grammaticale, ma un’azione profondamente concreta.
Se una parola non esiste o non viene usata, ciò che rappresenta resta invisibile: per questo, termini come ingegnera o ministra non sono solo corrette dal punto di vista linguistico, ma anche essenziali per legittimare la presenza femminile in ruoli storicamente maschili.
Gheno evidenzia anche le resistenze culturali all’adozione di un linguaggio più equo.
La lingua è per sua natura mutevole e si adatta ai cambiamenti della società: ignorare questa evoluzione significa perpetuare visioni del mondo obsolete.
Secondo Gheno, adottare il femminile nei mestieri e nei ruoli di prestigio è un passo fondamentale per superare una visione androcentrica della realtà e promuovere una rappresentazione più autentica delle donne nella società.
5 consigli pratici per un linguaggio inclusivo
Quando parliamo, possiamo scegliere quale mondo descrivere con le nostre parole.
Ecco qui 5 consigli per contrastare le discriminazioni di genere, e per adottare un linguaggio rispettoso e paritario!
1. Usa il femminile professionale
La grammatica italiana prevede la declinazione al femminile per le professioni: usale!
Avvocata, sindaca, direttrice e ingegnera sono parole che, oltre a rispettare le regole grammaticali, aiutano a rendere visibile la presenza femminile in ambiti storicamente maschili, e a riconoscere la professionalità delle persone coinvolte.
2. Evita il maschile sovraesteso
Il maschile non è neutro: quando si parla a un gruppo misto, è importante usare formule o parafrasi che accolgano tutte le soggettività.
Ad esempio:
Invece di dire Benvenuti a tutti!, puoi dire Vi diamo il benvenuto!
3. Riferisciti a tutti i generi equamente
Usa la stessa formula per tutte le persone a cui ti riferisci.
Infatti, in ambienti lavorativi, non è raro che gli uomini vengano definiti da titolo e cognome, mentre le donne solamente dal nome.
Questo svaluta la professionalità femminile e rinforza le discriminazioni di genere.
Ad esempio:
Invece di dire il Dott. Rossi e la Francesca, preferisci il Dottor Rossi e la Dott.ssa Bianchi.
4. Attenzione agli stereotipi
Evita espressioni che rafforzano stereotipi di genere e cliché, come sei molto competente per essere una donna o questo è un lavoro da uomini.
5. Rifletti sulle tue abitudini linguistiche
Pensa al linguaggio che utilizzi nella vita quotidiana, e chiediti: che tipo di mondo sto rappresentando? Che tipo di realtà voglio rappresentare?
Non ti colpevolizzare se ti rendi conto di usare o aver usato delle espressioni poco inclusive: cambiare le proprie abitudini linguistiche non è semplice, ma è possibile!
È un bellissimo percorso di crescita e di miglioramento, in cui sono necessarie un po’ di pazienza e altrettanta pratica!
Ascolta le sensibilità delle altre persone: se una persona ti fa notare che si sente ferita o esclusa dalle tue parole, prendila come un’occasione per migliorarti!
Le parole non cambiano solo il modo in cui comunichiamo, ma anche il modo in cui pensiamo.
Riconoscere il potere del linguaggio è un passo importante, che ogni persona può fare, per avvicinarsi a una società più equa, paritaria e rispettosa.
Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.
Stay tuned!




