L’Otto alla PARI #26 – Bianca Simone: la voce che non si spegne

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Ogni progetto lascia un’eredità: «TRA PARI: dialoghi e azioni di parità» nasce da qui: dall’esperienza di Incroci di Genere, dal lavoro condiviso, dalle idee che hanno preso forma nel tempo.

Ripartiamo insieme, con la stessa energia e con nuove prospettive: per continuare a parlare di parità non come obiettivo lontano, ma come orizzonte possibile e quotidiano.

Perché rediamo che il cambiamento culturale sia un processo collettivo, e che creare un mondo più equo e sostenibile sia una responsabilità condivisa: sappiamo che la strada è lunga, ma abbiamo voglia di percorrerla insieme a voi.

Per questo, L’Otto alla PARI continua: sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI!

 

C‘è un filo che attraversa tutta la vita di Bianca Simone, un filo che non si è mai spezzato. Non sempre è stato facile da seguire, ma non l’ha mai perso: è la sua voce.

“Se dovessi raccontarmi con una caratteristica della mia voce, direi il calore.”

Bianca lo sa da sempre: da quando aveva sei anni e la maestra la portava nelle altre classi a cantare, da quando ha capito che la sua non era una passione ma un’esigenza. “Ho scelto di cantare perché non potevo farne a meno.” Anni dopo, quella frase suona ancora vera.

La scelta difficile

La strada non è stata lineare. D’altro canto, non lo è quasi mai, per chi sceglie l’arte come mestiere; e ancor meno per una donna che lo fa in Italia, in un tempo in cui la professione di musicista faticava a essere riconosciuta come tale.

Bianca si è trovata a fare una scelta delicata: interrompere una carriera nata in modo promettente per trovare un lavoro più stabile e garantire maggiore presenza e sostegno alla propria famiglia. Non ha mai smesso di studiare, non ha mai smesso di considerarsi una cantante. Ma ha dovuto aspettare.

“Molte volte sono stata sul punto di mollare. Era troppo difficile, troppo mortificante, vedere che altri proseguivano e io no.”

Quello che l’ha tenuta in piedi, dice, è stata la passione; una voce interiore che ancora non conosceva del tutto, e che avrebbe imparato a riconoscere più tardi.

Malta, e una vita che ricomincia

Nel 2021, quasi per caso, Bianca fa un’audizione per il Coro Nazionale Maltese. L’audizione va bene, e lei decide di trasferirsi: è una scelta forte, condivisa con il suo compagno, costruita sulla consapevolezza di chi sa quello che vale e non ha più tempo da perdere ad aspettare che qualcun altro lo riconosca.

Perché in Italia, dice Bianca senza amarezza ma con precisione, “vengo considerata troppo vecchia per cantare. A Malta questo problema non se lo pongono: canto tutti i giorni.”

È una frase che fa riflettere. Non perché sia una denuncia, Bianca non la racconta così, ma perché dice qualcosa di preciso su come il talento femminile viene misurato, e su quanto spesso venga misurato con il metro sbagliato.

La voce come bussola

A Malta Bianca canta, insegna, dirige. E in Italia, quando ci torna, accompagna le persone, soprattutto donne, in un percorso diverso: non il canto come performance, ma la voce come strumento di lavoro, come presenza, come identità.

“La voce è un biglietto da visita essenziale e insostituibile.”

Da questa convinzione sono nati un libro, La voce che sorride, e un metodo. Perché Bianca ha capito, studiandosi e studiando gli altri, che la voce non è solo suono, ma è il posto in cui abitiamo quando siamo davvero noi stesse.

“Sono soprattutto le donne a chiedere questi percorsi.” Non è una coincidenza: le donne, osserva, sono più consapevoli di questa necessità di entrare in relazione con la propria voce interiore, di imparare ad ascoltarla prima ancora di farla sentire agli altri.

Quello che resta

Cosa tiene insieme la ragazza di sei anni che cantava nelle classi e la donna di oggi, che si esibisce e organizza gli eventi di un Coro Nazionale? Bianca non ha dubbi.

“Il filo è la voce. La mia compagna di vita, la mia bussola.” E oggi, dice, si sente risolta, perché ha dimostrato a sé stessa quello che valeva.

“C’è la soddisfazione di aver dimostrato a me stessa quello che valgo, e quello che la mia voce aveva da dire.”

È forse questo il messaggio più potente di questa storia: non che bisogna resistere ad ogni costo, non che il talento trionfa sempre. Ma che imparare ad ascoltare la propria voce, quella vera, quella interiore, è il primo passo per smettere di aspettare che qualcun altro la riconosca.

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Ci vediamo il mese prossimo!

Sempre qui, sempre l’otto, sempre alla PARI.

Stay tuned!

 

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