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Questo ci spinge, inevitabilmente, a guardare al futuro: un futuro che possiamo collaborare a costruire, insieme, in maniera strategica e sostenibile.
Attenzione! Futuri in corso è qui per questo: per decidere insieme verso quale futuro andare.
In ogni organizzazione convivono oggi generazioni diverse, portatrici di esperienze, aspettative e stili di lavoro differenti: questo pluralismo, se ben valorizzato, può diventare una risorsa straordinaria per l’innovazione e la coesione interna.
Eppure, molti modelli organizzativi sono ancora costruiti su logiche lineari e statiche, difficilmente adattabili alla complessità contemporanea.
Come possiamo progettare ambienti di lavoro che tengano conto delle traiettorie individuali, senza sacrificare la visione d’insieme?
In questo numero approfondiamo come ripensare l’organizzazione attraverso una lente intergenerazionale, per costruire contesti professionali più equi, sostenibili e orientati al futuro.
Nuovi modelli organizzativi
Nelle strutture aziendali che riflettono ancora un’impostazione tradizionale, basata su ruoli gerarchici rigidi e percorsi di carriera lineari, l’esperienza viene spesso associata all’età, mentre l’innovazione viene delegata alle figure più giovani.
Ma la realtà è più sfumata: le competenze si distribuiscono oggi lungo traiettorie diverse, che attraversano le generazioni senza seguirne necessariamente i confini.
In molte PMI venete stanno emergendo sperimentazioni interessanti: forme di leadership condivisa tra figure di età diverse, gruppi di lavoro che alternano responsabilità e ruoli, percorsi di progettazione partecipata che coinvolgono dipendenti junior e senior.
Questi esempi suggeriscono che il futuro non è nei modelli organizzativi uniformi, ma in quelli capaci di adattarsi ai tempi delle persone, senza perdere direzione.
Un’organizzazione che apprende da sé: il potenziale della co-progettazione intergenerazionale
Non si tratta solo di inserire qualche attività per “coinvolgere i giovani” o “valorizzare gli over 50”: si tratta di ripensare il modo stesso in cui i saperi circolano all’interno di un’organizzazione.
Come dimostrano recenti esperienze promosse anche a livello europeo, la co-progettazione intergenerazionale può offrire uno spazio fertile per la creazione di nuove pratiche.
Programmi di mentoring reciproco, workshop in cui esperienze diverse si incontrano su casi reali, momenti strutturati di scambio: sono tutte iniziative che favoriscono un dialogo autentico, in cui ciascuno può contribuire non solo con ciò che sa, ma con ciò che vive.
La pluralità generazionale, se accompagnata, diventa così un’occasione di apprendimento continuo e reciproco, capace di rafforzare non solo le competenze individuali ma anche l’identità collettiva dell’organizzazione.
In conclusione
Rendere più inclusivi i modelli organizzativi è un passo necessario per affrontare la complessità del presente.
Perché affrontare la sfida della cooperazione intergenerazionale significa semplicemente “adattarsi ai tempi”, ma avere il coraggio di ripensare l’organizzazione come uno spazio che evolve con le persone che lo abitano. Investire in modelli flessibili, inclusivi e capaci di accogliere prospettive diverse è una scelta strategica ed è, allo stesso tempo, un modo concreto per generare fiducia, responsabilità condivisa e senso di appartenenza.
Il futuro del lavoro passa anche da qui: da contesti in cui il valore delle differenze non è soltanto riconosciuto, ma messo a frutto. Insieme.
Nasce in questo contesto 5G: Riconnessioni in corso, il nostro progetto formativo che intende stimolare la crescita delle persone all’interno delle organizzazioni tramite il confronto su modelli e pratiche che valorizzano le competenze indipendentemente dall’età anagrafica e l’adozione diffusa di modelli organizzativi in grado di assicurare la partecipazione collaborativa di persone di tutte le età.
Il progetto, di cui IVL è capofila, è gratuito e finanziato dalla Regione Veneto nell’ambito del PR Veneto FSE+ 2021-2027, con la Dgr 110/24.




